mercoledì 19 dicembre 2018

Dal Corriere della Sera 19/12/18 Ricostruzione Ponte Morandi

Dal Corriere della Sera on line------- Di Marco Imarisio

A quasi un mese dalla presentazione dei progetti per la ricostruzione del ponte Morandi si tornerà alla casella di partenza. Doveva essere Salini Impregilo, in cordata con Italferr, responsabile del progetto, con Fincantieri a garantire un’ulteriore quota di genovesità, con Renzo Piano al quale verrà chiesto di ricoprire il ruolo di padre nobile. E così sarà: la notizia, anticipata dal Corriere, è stata confermata nelle prime ore del pomeriggio di martedì.
Infine prevale un ragionevole compromesso, nel nome anche della ragion di Stato. Il sindaco Marco Bucci, nominato lo scorso 4 ottobre plenipotenziario per tutto quel che riguarda la demolizione del viadotto sul Polcevera crollato lo scorso 14 agosto e l’assegnazione dei lavori per quello che verrà, aveva giocato a carte scoperte, senza fare mistero delle sue intenzioni.
Da manager che a lungo ha lavorato in America e conserva una certa propensione all’uso della lingua inglese, aveva parlato di cherry picking, ovvero la scelta di prendere il meglio dalle singole proposte arrivate alla sua struttura tecnica.
L’impresa era ambiziosa. Perché si trattava di unire sotto la stessa bandiera due colossi del settore.



Salini Impregilo è sempre stata la favorita. Ma Cimolai, azienda di Pordenone super specializzata in ponti e opere in metallo, si era fatta avanti con un progetto firmato dall’architetto Santiago Calatrava, piaciuto molto alla commissione incaricata di valutare ognuna delle 22 offerte giunte per la ricostruzione del ponte Morandi.
Martedì 11 dicembre l’archistar spagnola era stata ricevuta a Genova insieme ai vertici di Cimolai, ottenendo se non rassicurazioni, un notevole gradimento da parte del sindaco e dei suoi collaboratori.
La successiva calata a Roma di Bucci aveva raffreddato non poco il suo entusiasmo.
Sia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli avevano mostrato qualche perplessità davanti al suo progetto di fusione.
Bucci non è uno che si rassegna facilmente. Ci ha provato in ogni modo, arrivando a incassare anche un sostanziale via libera dalla parte leghista del governo, molto sollecitata anche dai suoi parlamentari friulani, alla creazione di una nuova Associazione temporanea di impresa con dentro Salini Impregilo e Cimolai, con quest’ultima che si diceva disponibile a patto che il progetto guida fosse il suo.
Alle 18 di ieri Bucci ha chiamato Cimolai dicendo che erano fuori. L’ingrato compito di ricostruire il ponte di Genova finirà quasi del tutto sulle spalle di Salini Impregilo, che si è detta disponibile a ritoccare il progetto originario di Piano, riducendo il numero dei piloni previsti, e accettando di fornire tempi certi per una consegna della nuova opera entro il Natale del 2019.
Possibile pioggia di ricorsi
Pare che l’ultimo colloquio con i vertici dell’azienda «sconfitta» non sia stato una passeggiata di salute. Il sindaco avrebbe chiesto a Cimolai di non fare ricorso. «Ci penseremo» è stata la laconica risposta, che ha avuto come effetto quello di far ripartire una trattativa durata fino a notte, conclusasi — di fatto — con la nota ufficiale della società di martedì pomeriggio, che spiegava che «per puro spirito di servizio al Paese e per non ostacolare la ricostruzione» il ricorso non ci sarà. Quel che invece non sembra possibile evitare è la pioggia di ricorsi che arriverà da parte delle Ati sconfitte. Saranno tutti senza richiesta di sospensiva dei lavori per carità di patria, almeno questa è la speranza della struttura commissariale, che ieri ha incassato dalla Procura il dissequestro del moncone ovest del Morandi, provvedimento necessario alla vera partenza dell’opera di abbattimento, dopo l’inaugurazione abbastanza fittizia avvenuta pochi giorni fa.
L’ex sindaco Beppe Pericu, consultato per un parere «tecnico in qualità di esperto avvocato amministrativista, ha messo in guardia il suo successore Bucci. Per come si è svolta la gara di affidamento dei lavori, c’è ampio spazio per ricorsi di ogni genere.
Al momento, se la notte non porterà consiglio sotto le vesti di un ulteriore compromesso dell’ultimo momento, i giochi sembrano ormai fatti. Le discussioni e le polemiche non mancheranno. Ma adesso almeno c’è chiarezza.









Sempre dal Corriere della Sera on line
«Io sono un manager e quindi ho scelto una soluzione manageriale».
Marco Bucci sostiene di aver fatto la sua personale valutazione costi-benefici, termine che di questi tempi è di moda. «Credo che in questa fase mi aiuti molto il fatto di essere un impolitico.
La gente capisce che ragiono nell’interesse esclusivo della città, senza secondi fini».
Il contrasto tra la facciata maestosa di palazzo Tursi e gli uffici al suo interno, tutti plastica e luci al neon, è netto. Così come appare evidente quello tra le frasi perentorie e la stanchezza del sindaco-commissario.
L’ex dirigente di svariate multinazionali americane ha imparato in fretta l’usanza nostrana del dire e non dire, magari ammiccando all’interlocutore. «Il nuovo viadotto costerà trecento milioni, ma a Genova al momento abbiamo investimenti per quattordici miliardi. Ad esempio, a me piacerebbe molto che il ponte della Gronda fosse firmato da un altro progettista di fama mondiale, tipo Santiago Calatrava...».
Scusi sindaco, ne avete parlato, con l’archistar spagnola e Cimolai, il committente italiano uscito con le mani vuote dalla competizione per il rifacimento del Morandi?
Un sorriso sornione. «Questo lo dice lei, io non posso dirlo

1 commento:

  1. Sindaco ti va bene che c'è Cantone dalla vostra parte e che nessuno credo si metterà di mezzo.
    Per la gara della Gronda bisognerà fare una gara europea e non potrete compensare Cimolai impunemente

    RispondiElimina